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Alberto
Mario
nacque
a Lendinara
(Rovigo)
nel 1825.
In gioventù
strinse
amicizia
con i
poeti
Prati
e Aleardi,
prese
parte
ai moti
padovani
del 1848
e aderì
agli ideali
mazziniani.
Collaborò
tra il
1855 e
il 1856
all'«Italia
e Popolo»
e partecipò
ai preparativi
della
spedizione
di Pisacane
e delle
insurrezioni
di Livorno
e di Genova.
Proprio
a Genova
venne
arrestato
e nel
carcere
di Sant'Andrea
maturò
i primi
dissensi
nei confronti
del pensiero
di Mazzini.
Scarcerato,
ma con
l'obbligo
di abbandonare
il territorio
del Regno
di Sardegna,
si trasferì
in Inghilterra,
dove il
19 dicembre
1857 a
Portsmouth
sposò
la scrittrice
e pubblicista
inglese
Jessie
White
Meriton
(1832-1906),
personaggio
straordinario
della
storia
culturale
e politica
del suo
tempo,
anch'essa
ammiratrice
e testimone
attiva
delle
imprese
garibaldine
nonché
simpatizzante
delle
idee mazziniane
e amica
del Mazzini
stesso.
In Inghilterra
riannodò
i rapporti
con Mazzini
e iniziò
a collaborare
a «Pensiero
ed Azione»;
accompagnò
la moglie
Jessie
negli
Stati
Uniti
per un
ciclo
di letture
pubbliche
sull'Italia
finanziate
da fondi
mazziniani.
Rientrato
in Italia
il 25
luglio
1859,
15 giorni
dopo l'armistizio
di Villafranca,
lanciò
il noto
appello
ai repubblicani
perché
corressero
«all'armi
francamente
e lealmente,
duce Vittorio
Emanuele»,
convinto
che fosse
necessario
rendere
nazionale
la guerra.
Arrestato
il 22
agosto
a Pontelagoscuro,
dovette
in seguito
stabilirsi
a Lugano
dove strinse
amicizia
con Cattaneo,
arrivando
a condividerne
le perplessità
sui limiti
della
battaglia
unitaria,
che sottovalutava
l'importanza
di sviluppare
le libertà
interne
e di educare
il popolo
alle responsabilità
di governo.
A Lugano
Mario
diresse
«Pensiero
ed Azione»
fino al
marzo
1860,
quando,
costretto
a lasciare
la Svizzera,
si recò
a Genova
dove riuscì
ad imbarcarsi,
in disaccordo
con Mazzini
(che avrebbe
voluto
inviarlo
a organizzare
la sollevazione
nelle
Marche),
per la
Sicilia
soltanto
con la
seconda
spedizione,
comandata
da Giacomo
Medici,
che sbarcò
nel golfo
di Castellammare
a circa
50 Km.
da Palermo
la mattina
del 18
giugno
1860.
Durante
la campagna
garibaldina
organizzò
una scuola
militare
regolare
per i
picciotti
e, entrato
a Napoli
con Garibaldi
il 4 settembre,
partecipò
attivamente
alle polemiche
sull'annessione,
sostenendo
con Cattaneo
la convocazione
di assemblee
locali
contro
i progetti
fusionistici
del regno
di Sardegna.
Dopo il
1860 Mario
si allontanò
sempre
più
da Mazzini;
in seguito
ai fatti
di Aspromonte
del 26
luglio
1862,
predicò
sulla
«Nuova
Europa»
di Firenze
«l'inversione
della
formula:
libertà
e unità»:
il suo
programma
divenne
l'unità
federale,
cioè
l'unità
compatibile
con il
massimo
di autonomie
locali,
amministrative
e legislative.
Nel 1863,
eletto
a sua
insaputa
nel collegio
di Modica,
rifiutò
la deputazione.
Partecipò
alla campagna
del 1866
tra le
forze
garibaldine
e all'impresa
di Mentana
nel 1867,
dove fu
capo di
Stato
Maggiore,
che si
concluse
con la
rotta
dei garibaldini
il 3 novembre
1867.
Dopo il
1870 si
dedicò
completamente
all'attività
giornalistica:
diresse
la «Provincia
di Mantova»
(1872-74),
la «Rivista
Repubblicana»
(1878-79),
la «Lega
della
Democrazia»
(1880-83),
sostenendo
sempre
la repubblica
federale
e contrapponendosi
ai mazziniani
ortodossi
e agli
internazionalisti.
In questo
periodo
i rapporti
con la
moglie,
sempre
più
avviata
su posizioni
di repubblicanesimo
radicale,
ebbero
qualche
incrinatura
e interruzione,
ma si
ricomposero
negli
ultimi
difficili
anni della
sua vita
trascorsi
a Lendinara,
dove morì
nel 1883.
Tra i
suoi principali
scritti
ricordiamo:
Italia
e Francia
(1859),
La schiavitù
e il pensiero
(1860),
I nostri
filosofi
contemporanei
(1862),
La questione
religiosa
di ieri
e di oggi
(1867),
La mente
di Carlo
Cattaneo
(1870),
La camicia
rossa
(1870),
I Mille
(1876),
Teste
e figure
(1877),
Garibaldi
(1879).
Molti
suoi studi
ed articoli
furono
riuniti
da Carducci,
che fu
suo amico
e corrispondente,
con la
collaborazione
di Jessie,
ed apparvero
postumi:
Scritti
letterari,
scelti
e curati
da G.
Carducci
con ritratto
d'autore
(1884),
e Scritti
politici,
a cura
e con
proemio
di G.
Carducci
(1901).
Fonti:
* Cesare
CIMEGOTTO,
Alberto
Mario.
Luci e
riflessi
della
vita e
delle
opere,
Roma,
Libreria
Politica
Moderna,
1925.
* Aldo
SPALLICCI,
Alberto
Mario,
Milano,
Gastaldi
editore,
1955.
* A. De
DONNO,
Alberto
Mario,
in "Aspetti
e Figure
della
pubblicistica
repubblicana
italiana",
Atti del
convegno
organizzato
dall'AMI
a Torino
nel 1962,
Associazione
mazziniana
italiana,
Torino-Milano-Genova
1962.
* Bruno
Di PORTO,
Alberto
Mario,
Roma,
Quaderni
di cultura
repubblicana,
1963.
* Letterio
BRIGUGLIO,
Il federalismo
repubblicano
di Alberto
Mario,
Istituto
per la
storia
del Risorgimento
italiano,
Comitato
di Padova,
1994.
Note
biografiche
a cura
di Paolo
Alberti.
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