Nicola Misasi nacque a Cosenza il 4 maggio del 1850, da una famiglia della piccola borghesia. Sebbene le sue opere non rientrino a pieno titolo nella narrativa verista, è considerato il rappresentante verista della Calabria. Si dedicò abbastanza precocemente all'attività letteraria, con pubblicazione di opere, in prosa e in versi, di poco conto, da autodidatta: aveva infatti interrotto precocemente gli studi regolari, che riprenderà all'età di 30 anni.
Nel 1880 si trasferì a Napoli, spinto dall'esigenza di evadere dal provincialismo della città natale, e lì entrò in contatto con Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio e Salvatore di Giacomo. Nel 1881 (un anno dopo la pubblicazione di Vita dei campi, nello stesso anno dei Malavoglia) pubblicò i Racconti Calabresi, delle novelle di ispirazione verghiana, ma che conservano i toni romantici della prima parte dell'800 con eccessiva ricerca di effetti patetici e di colore locale.
L'anno successivo si recò a Roma, su invito dell'editore Angelo Sommaruga. A Roma Misasi collaborerà al Fanfulla della Domenica e a Cronaca bizantina, entrando in contatto con Carducci, D'Annunzio, Fogazzaro, Capuana e Verga. L'anno successivo pubblicò la raccolta di novelle In Magna Sila, e il romanzo Marito e sacerdote.
Nel 1884 tornò in Calabria, a Monteleone (l'attuale Vibo Valentia), come professore di lettere al locale liceo, e vi rimase fino al 1892, allorché tornò a Cosenza in qualità di insegnante al liceo classico "Bernardino Telesio". Iniziò una imponente attività pubblicistica a quotidiani e periodici italiani e stranieri, pubblicando non soltanto romanzi e racconti a puntate, ma anche resoconti di viaggi e studi di carattere socio-economico e storico sulla Calabria. Lasciò l'insegnamento nel 1915, allo scoppio della prima guerra mondiale, e si ritirò a San Fili, un piccolo paese nei pressi di Cosenza. Morì a Roma il 23 novembre 1923.


Note biografiche a cura di Ferdinando Chiodo.

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