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Questa
è
la mia
mini-auto-biografia
che è
stata
pubblicata
in coda
a "Memorie
di un
cuoco
d'astronave".
Per quel
che vale,
la ripropongo
tale e
quale.
Massimo
Mongai
Sono nato
a Roma
(meglio:
alla Garbatella,
quartiere
di principi
e re)
il 3 Novembre
1950 (ebbene
sì,
Scorpione),
da padre
toscano
e madre
friulana,
ma romano
a tutti
gli effetti
anche
per convinzione
etnica.
Ho cominciato
a leggere
fantascienza
a dodici
anni,
un volume
rilegato
(di cui
ho dimenticato
titolo
e autore,
ma non
la storia)
prestatomi
da mio
cugino
Tonino,
e, semplicemente,
non ho
più
smesso.
Asimov,
Van Vogt,
Poul Anderson
ma soprattutto
Philip
Josè
Farmer
i preferiti
di sempre,
da sempre.
Ma anche
molto
del resto.
Alle letture
di fantascienza,
sempre
presenti,
ho abbinato
una laurea
in giurisprudenza
(un errore
di gioventù),
le letture
di Linus
e del
Paperino
di Carl
Barks,
Balzac
e Tex
Willer,
Freud
e Mafalda,
Rex Stout
e Kafka
e via
mescolando.
Anni fa
un amico
mi disse
che la
fantascienza
gli piaceva
"...
perché
non ha
limiti,
uno legge
e può
passare
da un
pianeta
ad un
altro,
da una
galassia
ad un'altra,
da un
millennio
all'altro,
restando
sempre
a casa
propria".
Mi riconosco
molto
in questa
immagine
della
fantascienza,
quella
della
fantasia
senza
limiti
o quasi,
ma mai
senza
regole.
E questo
mi sembra
il punto
fondamentale:
la buona
fantascienza
potrà
non aver
limiti
spazio
temporali,
ma senza
dubbio
ha delle
regole.
Quali,
beh, non
sarò
così
pazzo
da tentare
di descriverle
o peggio
dettarle
io, ma
ci dovremmo
essere
intesi.
Liceo,
politica,
università,
servizio
militare,
politica,
laurea,
poi la
grossa
fortuna
di vincere
un concorso
all'Università
di Roma
(vice
capufficio
dell'archivio
e protocollo,
poi bibliotecario
ad Architettura!),
poi la
grossissima
fortuna
di un
momento
di follia
per cui
me ne
vado proprio,
iniziando
una carriera
quindicennale
di art
prima
e copywriter
poi, sia
per agenzie
che per
aziende
che come
free-lance;
carriera
che interrompo
due anni
fa [1995,
N.d.R.]
iniziandone
un'altra
di sceneggiatore:
sono ai
miei inizi
in questo
campo,
guadagno
pochissimo
e litigo
in continuazione
con tutti,
quindi
mi diverto
un sacco!
En passant,
ho girato
per il
mondo
appena
ho potuto,
in autostop
o in aereo,
con lo
zaino
o le valigie:
in America
per la
prima
volta
nel '70,
e poi
altre
volte,
e poi
altrove
un po'
dappertutto,
ad un
certo
punto
facilitato
dai biglietti
aerei
gratis
frutto
del mio
primo
matrimonio
con una
dipendente
dell'Alitalia,
la grande,
mitica
Paola;
e pensate
che dopo
la separazione
e fino
al divorzio,
dodici
anni dopo,
grazie
ai buoni
rapporti
che ancora
durano,
i biglietti
non sono
cessati:
ebbene
sì,
un separato
(non un
divorziato)
ha gli
stessi
diritti
ai biglietti
aerei
quasi
gratis
di un
coniuge...
Insomma,
cucine
"aliene"
ne ho
mangiate
tante.
Al primo
divorzio
è
seguito
(dopo
un po';
dopo un
bel po')
un secondo
marimonio
con Daniela,
che non
ha nessuna
intenzione
di concedermi
a sua
volta
un divorzio
(pena
l'eliminazione
fisica,
nel senso
che mi
ammazza)
per cui
ho deciso
di fermarmi
ed essere
felice.
Ho interrotto
una carriera
anche
in questo
caso,
anche
se, pur
tentando,
non sono
mai riuscito
a battere
dei veri
record.
Però
ci ho
provato.
L'idea
di scrivere
la storia
di un
cuoco
su una
astronave
mi è
venuta
tre anni
fa ad
un ristorante
(ovviamente).
Ero stato
a San
Marino
a ritirare
la targa
per il
sesto
posto
al Premio
Courmayeur,
che avevo
vinto
con un
racconto
breve.
Ero entusiasta
del risultato
(non avevo
mai scritto
prima
niente
di fantascienza),
dell'atmosfera,
e di altre
cose annesse
al "fandom".
Sulla
strada
del ritorno,
in questo
ristorante,
parlando
con Daniela
del più
e del
meno,
sostenevo
la mia
preferenza
della
fantascienza
di genere
puro (per
intendersi:
space
opera,
mostri-dagli-occhi-d'insetto,
raggi
disintegratori,
mutanti
e viaggi
nel tempo)
rispetto
a quella
caratterizzata
da vari
ed eventuali
tipi di
intellettualismi
(e no,
non scendo
in particolari,
non è
questa
la sede
e non
voglio
creare
equivoci;
e poi
è
solo un
parere
fra tanti).
E pontificavo
come mio
solito
su cosa
è
stato
scritto
e su quali
argomenti
e di come
la fantascienza
sia quel
tipo di
letteratura
il cui
"topos"
può
essere
fatto
di tutti
i "topoi"
degli
altri
generi
(nozione
che condivido
ma non
mia, credo
di Renato
Pestriniero),
compreso
ad esempio
le detective
stories,
i romanzi
d'avventure
nel west,
nei mari
nel sud,
sui velieri...
E mi è
venuta
in mente
quella
volta
che ho
fatto
per due
mesi il
cuoco
su una
barca
a vela
di 38
metri,
il "Black
Swan",
che faceva
charter
in Turchia.
Beh, è
stato
un lampo!
Quali
sarebbero
i problemi
di un
cuoco
su un
astronave?
Si può
fare un
soufflee
in assenza
di gravità?
E sono
partito
dalla
mia esperienza
personale:
in fondo
una barca
vela di
38 metri
varata
nel 1897
(pensate:
negli
anni trenta
era di
proprietà
di Errol
Flynn!
Giuro!)
vi assicuro
che qualcosa
in comune
con un'astronave
ce l'ha
e i problemi
di cambusa
di Rudy
"Basilico"
Turturro
li ho
avuti
quasi
pari pari:
ci pensate
cosa vuol
dire comprare
e stivare
da mangiare
a da bere
per quindici
persone
per i
due, tre
giorni
di navigazione
ininterotta
fra un
porto
e l'altro,
sulla
costa
Turca?
E cucinare
per un
equipaggio
di sei
turchi
(compreso
un musulmano
praticante),
una mezza
dozzina
di italiani
in vacanza,
ricchi,
viziati
e paganti,
uno skipper
franco-armeno
con una
fidanzata
romana
sempre
a dieta?
Pensate
poi che
il viaggio
è
finito
perché
un marinaio,
per un
incidente
di bordo,
è
morto
e la polizia
è
salita
a bordo
a Bodrum
ed ha
arrestato
lo skipper
(giuro).
Ma questa
è
un'altra
storia
che vi
risparmio.
Sono entusiasta
ed orgoglioso
di aver
vinto
il Premio
Urania
(come
hanno
imparato
a loro
spese
Daniela
ed i miei
amici
e parenti,
poverini)
e non
ci speravo.
No, non
è
vero,
ci speravo
(spes
ultima
dea) ma
non ci
credevo.
Beh, se
vi va
di scrivere
fantascienza,
fatelo
e spedite
i romanzi
o i racconti
ai premi.
Tormentate
le giurie!
La mia
esperienza
in materia
è
stata
esaltante
e giuro
che non
conosco
nessuno
né
nelle
giurie
né
nel giro.
Come si
dice a
Roma:
"...se
po' fa',
è
solo quistione
de tigna".
Io, mi
sa che
ci riprovo.
Che dire
ancora?
Sono un
motociclista
da 28
anni (Guzzi
Custom
650),
velista
dilettante
(un vaurienne
al lago
di Bracciano),
voto (sconsolatamente)
per l'Ulivo,
nel pieno
rispetto
del voto
contrario
(che sospetto
altrettanto
sconsolato),
sono un
romano
cui piace
Roma ma
anche
Milano
(ma mi
accoro
per Bossi...),
mi piacciono
i narcisi
(nel senso
di fiori),
i profumi
della
Farmacia
di Santa
Maria
Novella
a Firenze.
E la pasta.
La pasta
tanto.
Ovviamente,
sono un
cuoco
dilettante,
ed ho
imparato
da mia
madre,
grande
cuoca,
il principio
fondamentale
della
cucina
corretta:
occorre
sempre
mangiare
a gusto
proprio
senza
dare retta
a nessuno.
Ma questo,
se siete
arrivati
a questo
punto
lo sapete
già.
Ebbene
sì,
sono sovrappeso
e a dieta
dal 1974.
Devo a
Renato
Pestriniero
anche
la scoperta
del concetto
di "letteratura
non mimetica"
(contrapposta
a quella
"mainstream")
all'interno
della
quale
si posizionerebbe
la fantascienza.
Beh, sapete
cosa vi
dico?
Ne ho
letta
tanta
di entrambi
i tipi,
ma sulla
famosa
isola
deserta,
dove sogniamo
o temiamo
di poter
finire,
dovendo
scegliere
solo pochi
libri
da portarsi
appresso,
credo
proprio
che la
maggior
parte
sarebbero
di fantascienza.
Note biografiche
tratte
da "Memorie
di un
cuoco
d'astronave"
Arnoldo
Mondadori
Editore.
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