|
Hans
Christian
Andersen
(Odense,
1805 -
Copenhagen,
1875).
Creatore
di fiabe
che sono
ormai
patrimonio
mondiale
della
letteratura,
Hans Christian
Andersen
deve la
sua fama
alla sapienza
con cui
è
riuscito
a coniugare
la semplicità
e la profonda
verità
della
tradizione
popolare
con la
sua poetica
fantasia
venata
di bonaria
ironia
e talvolta
di malinconica
dolcezza.
Nacque
il 2 aprile
1805 nei
quartieri
bassi
di Odense,
ricca
cittadina
della
provincia
danese.
Il padre
era un
calzolaio,
estremamente
povero,
che non
amava
molto
il suo
lavoro,
uomo originale
e pifferaio
per vocazione,
ma adorava
leggere
e al piccolo
Hans sembrava
felice
solo quando
lo guidava
nell'esplorazione
delle
sue poche
ma ricche
letture
(fra cui
"Le
mille
e una
notte").
La madre,
lavandaia,
più
anziana
di quindici
anni rispetto
al marito,
invece
non aveva
ricevuto
alcuna
istruzione,
e trasmise
al figlio
l'intenso
patrimonio
di fiabe
e leggende
popolari,
che mescolandosi
alle letture
paterne
e all'humus
culturale
di Odense,
contribuì
a stimolare
ed arricchire
l'immaginazione
di un
bambino
sensibile
ed emarginato
sia socialmente
che fisicamente.
A questo
arricchimento
culturale
contribuirono
anche
le pazienti
dell'ospedale
di Odense
che lo
intrattennero
con le
loro fiabe.
Con la
complicità
del padre
e la compiacenza
della
madre,
Hans si
divertiva
ad animare
il suo
teatrino
personale
dove inscenava
le opere
teatrali
di Shakespeare
e Holberg.
Fu ancora
il padre
a portarlo
per la
prima
volta
al Regio
Teatro
di Odense:
fu una
rivelazione.
Hans ha
solo 11
anni quando
muore
il padre
(la madre
si risposerà
due anni
più tardi
e finirà
i suoi
giorni
alcolizzata
in un
ospizio
dove morirà
nel 1835).
Deluso
e amareggiato,
a 14 anni
fugge
da Odense
alla volta
di Copenhagen
per tentare
la fortuna.
Dopo vani
tentativi
di farsi
prendere
come cantante,
ballerino
o attore,
sottopone
alla direzione
del Teatro
una commedia
che verrà
rifiutata,
ma che
convince
il direttore
Jonas
Collin,
che subito
diventa
il suo
tutore,
a procurargli
una borsa
di studio
per completare
l'istruzione,
e lo spedisce
alla scuola
ginnasiale
di Slagelse.
Sono anni
duri e
difficili,
disseminati
di sacrifici
umiliazioni
e maltrattamenti,
eppure
lo confortano
in questo
triste
periodo
l'amicizia
e le premure
dei Collin.
Scrive
la poesia
"Il
bambino
moribondo",
che verrà
in seguito
pubblicata
insieme
ad altre
poesie
in un
periodico
prestigioso.
Collin,
persuaso
dalle
lamentele
del ragazzo,
lo sottrarrà
ai maltrattamenti
del collegio
per fargli
proseguire
gli studi
nella
capitale,
in preparazione
per la
maturità.
Superato
l'esame
di ingresso,
si iscrive
all'università
per studiare
filosofia.
Il successo
comincia
a sorridergli
nel 1829,
quando
esordisce
con la
prima
opera
di prosa,
"Fodreise
fra Holmens
Canal
till Øsppynten
of Amager"
(Viaggio
a piedi
dal canale
di Olmen
alla punta
orientale
di Amager),
una fantasia
bizzarra
e originale
con incontri
fuori
dal comune
nello
stile
di E.T.A.
Hoffmann,
e la sua
prima
opera
teatrale,
"Kjærlighed
paa Nicolai
Taarn"
(Amore
nella
torre
di Nicholas).
Come per
le sue
successive
produzioni
teatrali,
questi
tentativi
non ebbero
grande
successo,
a dispetto
della
percezione
dell'autore.
Nei due
anni successivi
pubblica
le sue
prime
raccolte
di poesie
(Digte
- Poesie
1830,
e Phantasier
or Skizzer
- Fantasie
e schizzi
1831)
e compie
il primo
viaggio
in Germania,
dove incontra
diversi
poeti
romantici,
fra cui
Ludwig
Tieck.
Da questo
viaggio
scaturisce
Skkyggebilleder
af en
Reise
til Harzen
(Schizzi
di un
viaggio
all'Harz,
1831)
dove le
osservazioni
impressiostiche
su natura
e uomini
si mescolano
a quadri
di fantasia
tipici
delle
favole.
E' infine
nel 1835
che appare
in stampa
il suo
primo
romanzo,
"L'improvvisatore",
e il libro
di fiabe
in due
volumi
(pubblicate
nel corso
dell'anno):
"Eventyr,
fortalte
for Børn"
(fiabe,
raccontate
ai bambini).
In questi
anni scrive
alcune
commedie
e due
romanzi.
O. T.
(1836
- le iniziali
sono quelle
del protagonista
Otto Thostrup,
ma anche
di Odense
Tughtus
- Correzionale
di Odense);
le angosce
e le solitudini
del personaggio
principale
risaltano
sugli
sfondi
sociali
danesi
del tempo,
con richiami
alla rivoluzione
di Parigi
e alla
lotta
per la
libertà
in Polonia.
Kun en
Spilleman
(Soltanto
un Violinista)
è
la dolorosa
storia
di un
ragazzo
sognatore
che soccombe
di fronte
alle leggi
crudeli
del mondo
adulto.
I romanzi
verranno
presto
tradotti
in tedesco,
svedese,
olandese,
inglese
e in altre
lingue.
A partire
da questi
anni iniziano
i suoi
grandi
viaggi
(oltre
alla Germania,
a cui
fu sempre
molto
legato,
anche
Francia,
Inghilterra,
Spagna,
Svezia,
Norvegia,
Portogallo
e Italia,
che più
di ogni
altro
paese
egli amò).
Da questi
viaggi
originano
i suoi
numerosi
taccuini
di viaggio
tra i
quali
spicca
En Dicters
Bazar
(Il bazar
di un
poeta,
1842)
nel quale
viene
descritta
la peregrinazione
con ogni
mezzo
di trasporto
dalla
Germania
fino a
Roma,
poi in
Grecia,
Costantinopoli
e, sulla
via del
ritorno
attraverso
il Danubio
per Vienna,
Dresda,
Kiel fino
al ritorno
ad Odense.
Nel 1837
la "Revue
de Paris"
pubblica
un articolo
biografico
su HCA,
"Une
vie de
poète",
firmato
da Xavier
Marmier,
uomo di
lettere
francese,
con la
traduzione
de 'Il
bambino
moribondo'.
L'articolo,
successivamente
tradotto
in diverse
lingue
e ristampato
e citato
da più
parti,
esercita
sin da
subito
un'influenza
determinante
per la
fama letteraria
di HCA
a livello
europeo.
Tuttavia,
non mancano
le voci
negative:
l'anno
successivo
il filosofo
Søren
Kierkegaard
lo attacca
duramente
nel suo
"Dalle
carte
di uno
ancora
in vita"
per il
romanzo
"Solo
un Violinista",
giudicandolo
uno scrittore
di scarso
rilievo
poichè
gli manca
lo "spirito
immortale
che sopravvive
al tutto".
Più
tardi
in una
commedia,
a sua
volta
Andersen
metterà
alla berlina
il filosofo
presentandolo
come "parrucchiere
hegeliano".
Continua
la serie
di insuccessi
teatrali
nel 1840
con la
commedia
"Il
mulatto",
rappresentata
al Teatro
Regio,
che sarà
replicato
solo 21
volte
nell'intero
arco della
vita di
Andersen.
Nello
stesso
anno fa
la conoscenza
di Felix
Mendelssohn-Bartholdy
e Franz
Liszt,
di cui
parlerà
ne "Il
Bazaar
di un
poeta"
(1842).
Nel novembre
del 1843
esce una
nuova
raccolta
di fiabe
"Nye
Eventyr
(Nuove
fiabe,
edizioni
successive
fino al
1848).
In questi
anni la
sua fama
si allarga
in Inghilterra,
dove iniziano
ad apparire
in traduzione
i suoi
romanzi
e la sua
autobiografia
ufficiale,
"The
true story
of my
life",
che con
il titolo
Das Märchen
meines
Lebens
obne Dichtung
(La fiaba
della
mia vita
senza
poesia)
era apparsa
in Germania
nel 1847;
la prima
edizione
danese
vedrà
la stampa
soltanto
nel 1855,
con il
titolo
di "Mit
Livs Eventyr"
(La favola
della
mia vita),
pubblicata
come volumi
21 e 22
della
"Samlede
Skrifter"
(Opere
complete),
iniziata
nel 1853.
Tuttavia,
l'edizione
danese
del testo
tedesco
del 1847
verrà
pubblicato
soltanto
nel 1942,
col titolo
"Mit
eget Eventyr
uden Digtning",
a cura
di H.
Topsøe-Jensen..
In Scozia
viene
accolto
festosamente;
a Londra
incontra
Charles
Dickens
che una
diecina
d'anni
più
tardi
lo ospiterà
per un
mese (pare
che da
questa
esperienza
lo scrittore
inglese
abbia
tratto
ispirazione
per il
personaggio
di Uriah
Heep).
Scrisse
anche
alcuni
libretti
d'opera
tra i
quali
spicca
Liden
Kirsten
(Piccola
Cristina,
1846)
musicato
dal danese
J.P. Emilius
Hartmann.
Risulta
opera
un po'
a sé,
ma facente
parte
della
narrativa
fantastica
Billedbog
uden billeder
(Libro
illustrato
senza
immagini,
1840)
dove per
33 notti
la luna
racconta
a un povero
pittore
ciò
che ha
visto
nei vari
paesi
del mondo,
tra cui
l'Italia.
Sono scenette
e bozzetti
che talvolta
costituiscono
veri "germi
di fiabe".
Nel 1851
pubblica
il libro
di viaggio
"In
Svezia",
che contiene
anche
un capitolo
dedicato
alle sue
idee politiche.
Nello
stesso
anno diventa
professore
ordinario
all'Università
di Copenhagen.
L'anno
seguente
appare
la sua
prima
raccolta
di fiabe
sotto
il titolo
"Historier"
(invece
di Eventyr),
al quale
seguirono
Nye Eventyr
og Historier
(Nuove
fiabe
e storie,
1858).
In totale
si tratta
di oltre
150 favole.
Importanti
gli illustratori
V. Pedersen
e L. Frølich
e anche
le annotazioni
fatte
dall'autore
sulle
fonti
e l'origine
di ogni
fiaba.
Nel 1858
legge
le sue
opere
davanti
all'assemblea
dell'Associazione
dei lavoratori
(l'evento
si ripeterà
spesso
negli
anni successivi)
e nel
1867 la
sua città
natale
gli conferirà
il titolo
di Cittadino
onorario
con grandi
e festose
celebrazioni.
Negli
ultimi
anni,
gravemente
affetto
dal male
che poi
gli risulterà
fatale,
trova
rifugio
presso
la famiglia
dei Melchior,
un mercante
ebreo
che lo
ospita
nella
sua casa
di campagna.
Del 1870
è
la pubblicazione
del suo
sesto
e ultimo
romanzo,
"Peer
fortunato"
- gli
altri
due sono:
To Baronesser
(Le due
baronesse,
1849)
e At være
eller
ikke være
(Essere
o non
essere,
1857)
e due
anni più
tardi
l'ultima
raccolta
di fiabe.
Nel 1874
gli viene
conferito
il titolo
di 'konferensråd'
(un'alta
onorificenza
danese,
ormai
obsoleta).
Muore
il 4 agosto
1875,
tra l'affetto
e le cure
dei Melchior.
Bibliografia
e fonti:
* A. Manghi:
Andersen
e L'Italia.
Firenze,
1955
* E. K.
Westergaard:
Andersen
nella
letteratura
europea
in "Rivista
di letterature
moderne
e comparate",
1955
* A. Cibaldi:
Andersen.
Brescia,
1965
* I. Marchetti:
Hans Christian
Andersen.
Firenze,
1969Link
e risorse
in rete:
* Cronologia:
http://hca.gilead.org.il/chron.html
* Biografia
e cronologia:
http://www.andersen.sdu.dk/
* Fonti:
http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/991109.htm
Note biografiche
a cura
di Paolo
Alberti
Marini
Pianu.
|