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Giornalista
e uomo di cultura (Lucca 1910 - Roma 1968). Si trasferì
ancora ragazzo a Roma, seguendo il padre, un avvocato
abruzzese, costretto dai fascisti ad abbandonare la
città toscana. A Roma nel 1933 si laureò in legge,
ma fin dagli anni giovanili si interessò all'attività
giornalistica e culturale. Nel 1932 fondò una piccola
rivista di cultura, "Oggi", che chiuse per
ragioni politiche dopo pochissimi numeri; la stessa
sorte ebbe "La Corrente",
fondata
l'anno dopo con Moravia e Delfini. P. collaborò più
tardi alla sceneggiatura di alcuni film e si dedicò
anche alla pittura, esponendo alla Quadriennale di
arte nazionale di Roma. Con Arrigo Benedetti fu successivamente
redattore capo del primo rotocalco italiano, il settimanale
"Omnibus", fondato e diretto da Leo Longanesi.
Anche questo giornale (su cui P. tenne dal 1937 al
1939 la rubrica di critica cinematografica) fu costretto
dalla censura fascista a cessare le pubblicazioni.
Nel 1939 P., insieme a Benedetti, creò il secondo
settimanale a rotocalco del giornalismo italiano,
"Oggi", che venne soppresso dal regime nel
1941, poiché aveva raccolto attorno a sé l'ambiente
più vivo e dissidente della cultura italiana.
Durante la Resistenza P. fu tra i fondatori del Partito
liberale con Nicolò Carandini,
Franco
Libonati, Leone Cattani, Manlio Brosio ed altri. Insieme
ad essi diede vita al quotidiano "Risorgimento
liberale" che diresse per tutto il periodo clandestino.
Nel dicembre 1943 fu arrestato e rinchiuso nel carcere
romano di Regina Coeli da cui uscì nel febbraio dell'anno
successivo. Tornò subito al suo posto di lavoro curando,
fino alla liberazione di Roma, l'uscita del giornale
e l'organizzazione del movimento liberale antifascista.
P. continuò a dirigere il quotidiano liberale fino
al 1947.
Nel 1948 collaborò a "L'Europeo" di Arrigo
Benedetti e nel febbraio 1949 fondò "Il Mondo"
settimanale che diresse ininterrottamente fino alla
chiusura, avvenuta nel marzo 1966. Su iniziativa di
P. attorno al "Mondo" si formò un gruppo
di pressione per l'impostazione e il dibattito dei
maggiori problemi della società e della politica italiana
che organizzò i "Convegni del Mondo".
Uomo
di raffinata formazione umanistica, P. fu uno degli
esponenti di spicco della cultura crociana su cui
innestò la lezione di Gaetano Salvemini e di Luigi
Einaudi. In tal modo seppe superare vecchi steccati
ideologici, rinvigorendo l'idea liberale con nuovi
apporti. Sotto questo punto di vista, si può dire
che P. abbia contribuito in modo decisivo a far nascere
in Italia una cultura liberal-democratica in un senso
completamente nuovo anche rispetto alle esperienze
gobettiana e amendoliana del primo dopoguerra. Nei
riguardi della cultura marxista e di quella cattolica
P. esercitò una funzione critica di stimolo al dibattito
e al progressivo superamento delle pregiudiziali ideologiche
degli anni cinquanta.
Rispetto
all'intellettuale "organico" di matrice
gramsciana seppe delineare una figura diversa di uomo
di cultura, impegnato sul terreno civile, ma non subordinato
a discipline di partito. P. ha partecipato attivamente
alla vita politica e ha esercitato anche un magistero
importante su molti giovani: "Il Mondo"
fu una straordinaria scuola di cultura in cui si formarono
alcuni dei migliori intellettuali e giornalisti italiani
degli anni successivi alla chiusura del giornale.
Dal "Grande Dizionario Enciclopedico",
U.T.E.T. |