Urbano Rattazzi

Con Cavour è considerato uno dei migliori statisti di tutto il periodo risorgimentale.

E' nato ad Alessandria il 20 giugno 1808 ed è morto a Frosinone il 5 giugno 1873.Dopo la laurea in giurisprudenza intraprende la libera professione dalla quale è ben presto distratto dalla passione politica; entrato nel parlamento subalpino di Carlo Alberto come deputato del I collegio di Alessandria, resta alla camera ininterrottamente per undici legislature. Ministro dell'istruzione prima e dell'agricoltura e commercio poi, nel governo Casati (formatosi il 27 luglio 1848). Fu relatore nel giugno 1848 del progetto di legge per l'annessione della Lombardia e di alcune province venete al Piemonte, opponendosi con successo a emendamenti sfavorevoli alle posizioni dei lombardi che volevano, dopo la fusione, la formazione di una consulta e la convocazione di un'assemblea costituente.
Dopo la caduta del governo all'armistizio di Salasco divenne il principale leader della sinistra, battendosi per la sollecita ripresa della guerra contro l'Austria.Nel ministero Gioberti fu guardasigilli, ma entrò in contrasto con il governo quando fu progettato un intervento militare in Toscana per restaurarvi il granduca. Si dimisero entrambi, ma Vittorio Emanuele accettò quelle di Gioberti e respinse quelle di Rattazzi che rimase ministro degli interni anche nel successivo governo Chiodo (21 febbraio 1849) poi travolto dal disastro di Novara.Capo dell’opposizione di centro-sinistra durante i governi moderati, nel 1852 si avvicinò al centrodestra guidato da Cavour.Da questo accordo ebbe l'avvio quell'operazione politica chiamata il "grande connubio". Vicepresidente della Camera in marzo, poi Presidente in maggio. Nell'ottobre 1853 lasciò questa carica per entrare come ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Cavour legando il suo nome alle leggi sulle corporazioni religiose (1854) e sui beni ecclesiastici (1855) oltre a numerosi provvedimenti che caratterizzarono l'assetto politico-amministrativo del nuovo stato italiano.Nel marzo 1855 passò al ministero degli interni che aveva già retto ad interim dal marzo 1854.Dopo il risultato delle elezioni del novembre 1857 (successo della destra clericale e reazionaria) inviso da Napoleone III e ai clericali, Rattazzi dovette uscire dal governo, in seguito all'accusa di non aver preso le misure necessarie al (fallito) tentativo insurrezionale mazzininiano (Sapri-Pisacane).Ma è il momento in cui entra in buoni rapporti con Vittorio Emanuele.Eletto nuovamente presidente della Camera nel dicembre 1858, staccatosi da Cavour (ribelle-dimissionario), dopo la pace di Villafranca entrò nel Ministero La Marmora, come ministro dell'interno ma anche come protagonista della nuova politica sabauda.(notevole il suo operato sull'Ordinamento Giudiziario - vedi nota finale)Dopo la morte di Cavour, e il fallimento della politica (pasticciona) del Ricasoli, il Re nel 1862 chiamò Rattazzi (la persona più adatta in quel particolare momento - questione romana, Venezia, partito d'azione ) a formare il nuovo governo come presidente del Consiglio, conservando il ministero degli interni, e a interim anche quello degli esteri (quest'ultimo lo lasciò nell'aprile successivo quando si sparse in Europa l'allarmante voce di una ritorno di Garibaldi sulla scena per il recupero di Roma e Veneto).Garibaldi si sentì incoraggiato dal re e dal governo nelle sue iniziative volte alla liberazione di Roma; ma lo scontro di Aspromonte (agosto 1862) tra Garibaldi e le truppe regie segnò la fine delle illusioni.Attaccato duramente dalle sinistre e dalla maggioranza di destra, piuttosto che andare al voto, Rattazzi preferì dare le dimissioni.Tornò al governo nell'aprile del 1867 come presidente del Consiglio (e interim delle finanze), ma la sua azione si chiuse ancora con un insuccesso sulla questione romana. Il suo atteggiamento nei confronti di Garibaldi, ormai messosi in moto con i suoi tentativi insurrezionali, fu ritenuto piuttosto ambiguo.Infatti cercò inutilmente di convincere il Re ad inviare truppe piemontesi nel papato per impedire l'intervento francese. Tuttavia fermò Garibaldi sull'Aspromonte, impedendogli di dirigersi verso Roma, a causa delle forti pressioni internazionali.Costretto a dimettersi in ottobre, continuò tuttavia ad essere un leader autorevole dell'opposizione parlamentare, tenendo con abilità e intelligenza sempre insieme le varie correnti di sinistra.Con Cavour è considerato uno dei migliori statisti di tutto il periodo risorgimentale.
Urbano Ratazzi fu il promulgatore della legge 13 novembre 1859, n. 3871 (detta "legge Rattazzi") di riforma dell'Ordinamento Giudiziario con la quale, tra l'altro, furono istituti nel Regno sabaudo gli uffici dell'Avvocatura dei poveri cui erano assegnati avvocati e procuratori stipendiati dall'erario e deputati ad assumere gratuitamente le causa dei non abbienti.Quanto alla bibliografia relativa allo specifico problema dell'avvocatura dei poveri segnaliamo quanto segue:
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Cappelletti Mauro, La giustizia dei poveri, in Foro it. 1968, IV, c. 114.
Cappelletti Mauro, Povertà e giustizia, in Foro it. 1969, V, c. 42.
Casalinuovo Aldo, Assistenza giudiziaria ai non abbienti, in Enc. giur. 1991, vol. III, p. 1.
Cascini Giuseppe, L’assistenza legale dei meno abbienti: una riforma che non può più attendere, in Quest. giust. 1996, p. 667.
Cipriani Franco, Il patrocinio dei non abbienti in Italia, in Foro it. 1994, V, c. 83.
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Daniele Nicola, Patrocinio gratuito, in Noviss. dig. it., Torino, 1965, XII, 688.
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Denti Vittorio, Patrocinio dei non abbienti e accesso alla giustizia: problemi e prospettive di riforma, in Foro It. 1980, V, c. 126.
Denti Vittorio, Processo civile e giustizia sociale, Milano, 1971.
Denti Vittorio, A proposito di riforma del gratuito patrocinio, in Foro it. 1969, V, c. 132.
Gallo Ettore, Assistenza giudiziaria ai non abbienti - I) Diritto costituzionale, in Enc. giur. 1991, vol. III, p. 1.
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Pasini Eugenio Umberto, Il gratuito patrocinio nel diritto giudiziario civile, Milano, 1906.
Pasini Eugenio Umberto, La difesa del povero nella storia, nelle legislazioni moderne e nelle riforme desiderabili per l’Italia, Perugia, 1904.
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Trocker Nicolò, L’assistenza giudiziaria ai non abbienti: problemi attuali e prospettive di riforma, in Riv. it. dir. e proc. civ. 1979, p. 57 ss..
Trocker Nicolò, Patrocinio gratuito (Diritto processuale), in Noviss. dig. it., App. V, Torino, 1967, p. 788 ss..
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